“Troppo severe”. Gli USA criticano le regole dell’Unione Europea sui pesticidi

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Le regole dell’Unione Europea sui pesticidi, considerate ingiustificatamente più severe rispetto a quelle del libero scambio, sono sotto attacco davanti al WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio. USA, Australia e altri Paesi (in tutto 16) chiedono all’Unione Europea di rivederle. La discussione è all’ordine del giorno di domani, lunedì 8 luglio.

Numerosi Paesi, a cominciare dagli USA, ammettono decine e decine di pesticidi che l’Unione Europea vieta. Gli alimenti trattati con queste sostanze non possono entrare (almeno in teoria) nell’Unione Europea. Comunque le regole dell’Unione Europea sui pesticidi, sebbene più rigide che altrove, non sono certo quelle ideali: se lo fossero, non si verificherebbe la sparizione degli insetti.

La comunicazione che USA, Australia eccetera hanno inviato all’Organizzazione Mondiale del Commercio a proposito dei pesticidi fa leva fondamentalmente su un punto: l’Unione Europea decide se autorizzare o meno l’uso di un pesticida con un approccio basato sulla gestione del pericolo, mentre solo un approccio basato sulla gestione del rischio è conforme alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

“Gestione del pericolo” – il criterio ispiratore dell’Unione Europea – significa disciplinare le sostanze in funzione delle loro proprietà intrinseche. Traduzione: se un pesticida è cancerogeno, non lo si usa. La “gestione del rischio” – il criterio dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e di moltissimi Paesi, USA in testa – guarda invece alla potenzialità che si produca un danno in seguito alle condizioni di impiego e di esposizione. Traduzione: un pesticida cancerogeno è utilizzabile (o può esserlo) con i limiti e le precauzioni ritenute necessarie per salvaguardare la salute.

Insieme agli USA, hanno sollevato il caso delle regole dell’Unione Europea sui pesticidi Australia, Brasile, Canada (che sta battagliando contro le regole dell’Unione Europea sui pesticidi anche attraverso il trattato CETA), Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, Guatemala, Honduras, Malaysia, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Uruguay.

Altre due volte in passato le regole dell’Unione Europea sulla sicurezza alimentare sono state attaccate di fronte all’Organizzazione Mondiale del Commercio perché ritenute ingiustificatamente più severe di quelle dell’Organizzazione Mondiale del Commercio stessa. In tutti e due i casi, l’Unione Europea ha dovuto abbassare le ali.

Nel 1997 USA, Canada ed altri si sono opposti vittoriosamente al divieto di carne trattata con ormoni nell’Unione Europea. Ne è poi scaturito un accordo che mantiene il divieto della carne agli ormoni in cambio del sensibile innalzamento delle importazioni nell’Unione Europea di carne “di alta qualità” (cioè senza ormoni) proveniente da Stati Uniti e Canada.

USA e Canada, insieme ad altri Paesi, in seguito hanno vittoriosamente impugnato anche la moratoria di fatto alle importazioni di OGM istituita dall’Unione Europea nel 1998. Ancor prima del verdetto, l’Unione Europea ha cominciato ad importare OGM.

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