Nutrire gli uccelli d’inverno. La palla di babbalù

Nutrire gli uccelli d’inverno, in teoria non si dovrebbe ma in pratica è opportuno. Mangiare è il modo migliore per difendersi dal freddo e quando la neve copre tutto è più difficile trovare cibo.

In un ambiente naturale, oggettivamente gli animali dovrebbero trovarsi il cibo da soli. Ma gli spazi di natura selvaggia sono ridotti al lumicino e le campagne sono avvelenate da diserbanti e pesticidi.  Mica per niente molte specie  hanno traslocato in città, cioè in un ambiente completamente artificiale e antropizzato.

In quest’ottica, dunque, nutriamo gli uccelli. Non con briciole di pane: invece vanno bene briciole dolci, semi di mais e mais tritato, canapa, girasole, pezzetti di carne (niente salame o prosciutto: ci sono spezie e sale!), frutta fresca e secca.

La LIPU spiega come costruire e dove collocare una mangiatoia. Ma la ricetta migliore, la più magica in assoluto, viene dall’ENPA: la palla di babbalù. Ingredienti: 100 grammi di margarina (evitare il burro, che diventa rancido), 70 grammi di farina di grano o farina di mais, uva sultanina, un pugno di semi misti, frutta secca a pezzetti, briciole di dolci. Mescolare, lasciare solidificare, formare una palla, appendere.

L’ideale sarebbe appendere la palla di babbalù con uno spago, ma il più delle volte si usa infilarla in una reticella di plastica (ahi, la plastica!) tipo quella usata per vendere i limoni. In ogni caso, la palla di babbalù è come il sugo e la torta di mele della nonna. Piace a tutti. Sempre.

 

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