Riciclo della plastica, il 40% viene bruciato

Riciclo della plastica, il re è nudo e lo ha appena scritto l’ufficialissima agenzia Ansa: solo il 43,5% della plastica che tutti noi mettiamo disciplinatamente nella raccolta differenziata viene effettivamente reimpiegato. Il 40% viene bruciato negli inceneritori (aka termovalorizzatori) o nei cementifici e il 16,5% va in discarica.

La fonte – non citata dall’Ansa – è la tabella a pag. 12 del “Programma specifico di prevenzione 2018” del COREPLA, il consorzio nazionale per il recupero della plastica.

Si tratta di dati del 2017. Quelli del 2018 non sono ancora disponibili. Per l’anno scorso, il COREPLA mirava ad aumentare dello 0,8% sia l’effettivo riciclo sia il “recupero energetico”, ovvero l’avvio verso cementifici ed inceneritori del materiale immesso nella raccolta differenziata.

Frustrante? Più che altro, queste informazioni mostrano la debolezza intrinseca del modello corrente, secondo il quale la salvaguardia dell’ambiente discende dalle abitudini individuali (fare la raccolta differenziata) e non dall’organizzazione economica: non esiste l’obbligo di ridurre al minimo gli imballaggi e di immettere sul mercato solo quelli adatti all’economia circolare.

In effetti, non tutta la plastica può essere effettivamente riciclata. Lo si sa ma lo si dice poco, molto poco. Qui non si tratta di boicottare la raccolta differenziata. Si tratta solo di tener presente che la raccolta differenziata non è una bacchetta magica, sebbene essa venga spesso presentata come tale.

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