Salvare il lombrico per salvare la Terra

Salvare il lombrico per salvare la terra. Dopo aver pubblicato una lettera aperta su Le Monde, l’agronomo e scrittore francese Christophe Gatineau insiste (giustamente!) sul suo blog e chiede di accordare uno status giuridico al lombrico, da lui definito “l’architetto del suolo” e “il motore di un’agricoltura sostenibile”.

La morte in massa dei lombrichi è più preoccupante – per dire – del rischio che le tigri si estinguano, senza nulla togliere all’importanza delle tigri. Ma delle tigri si parla sempre e dei lombrichi mai, probabilmente perché pensiero di prendere in mano un lombrico suscita di solito emozioni, diciamo, ben diverse rispetto al pensiero di accarezzare una tigre. Eppure…

Eppure, per la nostra sopravvivenza, il lombrico è fondamentale (e la tigre no…), dal momento che nutre i vegetali che ci nutrono: ingerisce il terriccio, ne digerisce le componenti organiche e le trasforma in humus.

Come scrive Gatineau sul sito internet attraverso il quale il Governo francese ha raccolto buone idee ecologiche, negli ultimi 50 anni in aree della Francia in cui si pratica l’agricoltura intensiva la biomassa dei lombrichi è scesa da due-quattro tonnellate per ettaro a 50 chili per ettaro.

Per inciso, anche se lo status giuridico del lombrico sembra ancora lontana, la buona idea ecologica di Gatineau è fra le 44 accolte, ciascuna delle quali (FAQ numero 6) ottiene peraltro un contributo economico simbolico o poco più.

Le cause della sparizione dei lombrichi? I pesticidi e i veleni sparsi sui campi. Aggiungerei che le lavorazioni meccaniche in profondità affettano letteralmente le bestiole, e che i concimi chimici inquinano e costano: mentre i lombrichi lavorano gratis per un valore di centinaia di migliaia di euro all’anno, come spiega uno studio (2007) del Governo irlandese.

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