Topo nella metro B di Roma. E non è colpa della Raggi

Il topo – anzi, il ratto –  immortalato  sulla metro B di Roma sta facendo il giro del web. Innanzitutto si impone una domanda: quando mai un vagone è così vuoto?

A prescindere. L’autore delle immagini, il senatore ex DC ed ora PD Stefano Pedica, tuona che Roma è uno zoo: il sindaco Raggi (qui non si scrive “sindaca”) deve capire, dice il senatore, che la situazione è insostenibile.

Oltre che dai topi, lo zoo urbano di Roma è principalmente costituito dai gabbiani e dai cinghiali; a volte fa capolino anche la volpe. Tutti animali che mangiano i nostri residui alimentari. Il punto non è (tanto) portare via velocemente i rifiuti dalle strade: il vero punto è che produciamo enormi quantità di rifiuti.

Quindi i topi non se ne andranno da Roma dal momento che hanno tanto cibo e zero nemici: dove lo trovi, a Roma, un gufo? O un serpente (innocuo) tipo il cervone?

Se anche arrivano, poveretti, gufi e serpenti muoiono. Possono mangiare uno ed uno solo topo ripieno di veleno – l’ultimo –  in tutta la loro vita;  i topicidi vengono sparsi a piene mani ed impiegano anche cinque giorni prima di fare effetto (così si evita che in una colonia di topi gli animali associno la causa all’effetto letale); un topo già intorpidito ed indebolito dal veleno, fra tutte le possibili prede, è la più facile da catturare.

Un perfetto circolo vizioso che si perpetua  finché nelle città ci saranno rifiuti commestibili. Cioè finché non cambiamo il nostro modo di produrre e consumare.

L’ultimo “censimento” dice che a Roma ci sono sei-nove milioni di topi, ossia due o tre per ogni residente umano. E’ stato effettuato poco prima che si insediasse l’attuale sindaco. Inchiostro Verde non difende a priori chicchessia: ma se il topo ha preso la metro, no, non è colpa della Raggi.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *