Greta Thumberg non parla mai di capitalismo e mercato

C’è un grande assente fra i bersagli della protesta di Greta Thunberg e dei coetanei suoi emuli. Si chiama mercato, detto anche capitalismo. E’ lui che rovina la Terra e il clima. Non ho mai sentito Greta Thunberg criticare il mercato e il capitalismo. Non ho visto cartelli contro il mercato e il capitalismo alle manifestazioni dei ragazzi per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici.

Eppure sono il mercato e il capitalismo la radice del problema. Prendi un pianeta, estrai le sue risorse naturali (combustibili fossili compresi), le trasformi in merci per venderle e trarne profitto. Il ragionamento del mercato e del capitalismo si ferma lì.

Il mercato e il capitalismo non guardano al fatto che le merci diventano rifiuti (o emissioni climalteranti nel caso dei combustibili fossili), se non nella misura in cui questi stessi rifiuti possono essere occasione di profitto, tipo il mercato delle quote di emissione di anidride carbonica messo su dall’Unione Europea. Non guardano al fatto che la generazione di Greta Thumberg avrà poche risorse naturali a disposizione, dato che oggi le stiamo distruggendo: il mercato e il capitalismo sono miopi e voraci, meglio l’uovo oggi che la gallina domani.

Il mercato e il capitalismo sono stupidi, altrimenti non ci avrebbero portati al collasso ecologico. Greta Thunberg non ne parla.

Salvare il pianeta è un problema che riguarda l’organizzazione economica e sociale. Finché il profitto resterà il motore dell’economia e della società, le risorse naturali continueranno ad essere saccheggiate trasformandole in merci, rifiuti, emissioni climalteranti.

Greta Thunberg invece riduce l’ambientalismo ai virtuosi comportamenti personali: viaggiare in treno e non in aereo; non mangiare carne e prodotti animali.

E’ il motivo per cui questa ragazzina – pur avendo sposato una nobile e giusta causa – non mi convince.

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