Greta Thunberg e le strumentalizzazioni dei politici

E’ candidata al Nobel per la pace Greta Thunberg, la ragazza che vuole salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e che non critica il capitalismo e il mercato, ossia i fattori che hanno ridotto il pianeta in questo stato.

Gli S&D del Parlamento europeo – i politici del cosiddetto centrosinistra – si spellano le mani ad applaudire. Idem i pezzi della loro galassia. Riporre in un angolo della memoria e tenere da parte. A conclusione del post si vedrà che sono putridi sepolcri imbiancati (di verde).

Salvare il pianeta dai cambiamenti climatici significa azzerare quanto prima le emissioni di gas serra prodotte dall’uso dei combustibili fossili. La via per arrivarci è usare solo energie rinnovabili. Solo cinque Stati UE (fra i quali non c’è l’Italia) appoggiano l’idea di un’UE 100% rinnovabili entro il 2050: Lussemburgo, Spagna, Austria, Irlanda, Lituania.

A parte che – come dice anche Greta Thunberg – il 2050 è un po’ tardino, non vogliono un’UE 100% rinnovabili nel 2050 anche vari stati in cui i partiti affiliati al Greta Thunberg S&D fan party sono al governo. Ad esempio, non vogliono un’UE 100% rinnovabili neanche nel 2050 la Germania, il Portogallo, la Svezia: e poi ho smesso di controllare.

Fin qui quel che si deduce dalle notizie e dai media. Un altro esercizio interessante è leggere la  risoluzione approvata giovedì scorso al Parlamento europeo sulla strategia UE al 2050 contro i cambiamenti climatici.

Il Parlamento europeo è l’unico al mondo che non fa le leggi e la sua posizione sul clima conta come il due di picche quando non è briscola. Però si è espresso. La risoluzione sul clima dice in sostanza che  bisogna salvare il pianeta. Un’affermazione generica: è come dire che bisogna voler bene alla mamma, dal momento che in nessuna parte della risoluzione – nessuna! – c’è scritto “100% rinnovabili”.

Il voto non era per appello nominale, dunque non si può dire che gli S&D hanno votato a favore. Però numeri simili – 361 sì su 751 eurodeputati, assenti inclusi – non si raggiungono senza il loro apporto determinante.

Fra gli emendamenti alla risoluzione sul clima, quelli che chiedono 100% rinnovabili non sono stati presentati dagli S&D.

La risoluzione approvata giovedì dice però che entro il 2030 bisogna arrivare a diminuire le emissioni del 55% rispetto al 1990. Surreale. La direttiva rinnovabili, alla quale gli europarlamentari S&D solo pochi mesi fa hanno votato a favore (era S&D perfino il relatore!), si accontenta del 32% rinnovabili  entro il 2030.

Come può il 32% di energie rinnovabili coincidere con una riduzione delle emissioni pari al 55%? Non può. Infatti – tenendo conto anche di efficienza energetica – col 32% di rinnovabili le emissioni diminuiranno del 40%. Del 40%, non del 55%.

Bugiardi sepolcri imbiancati. Finti convertiti sulla via di Damasco: fa fede il 32% della direttiva, mica il 55% del successivo proclama.

Mi convincerò che Greta Thunberg non sia strumentalizzata solo se e quando prenderà a calci nel sedere tutti quelli come gli S&D e i loro applausi alla sua candidatura al Nobel. Fino ad allora, mi scuserete: appoggio la battaglia di Greta Thunberg, ma non la persona. Men che meno i suoi compagni di strada.

Vignetta

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