Pesticidi nei ghiacci alpini. E gli insetti muoiono

I pesticidi e i diserbanti usati in Pianura Padana sono nei torrenti glaciali alpini. Come hanno fatto ad arrivare fin lì? Forse nello stesso modo in cui, a suo tempo, il DDT è arrivato nel grasso degli orsi polari.

Sta di fatto che ora esiste una pista da seguire per capire perché il declino degli insetti non risparmia nemmeno le aree protette e colpisce soprattutto le specie più legate all’acqua. Peraltro tutti gli esseri viventi sulla faccia della Terra bevono e dunque tutti gli insetti sono legati all’acqua.

Ai pesticidi presenti nei torrenti glaciali alpini è dedicato un saggio appena pubblicato sulla rivista scientifica “Enrivonmental pollution”. Solo l’abstract è gratuito: per il resto, viene in aiuto il comunicato stampa dell’Università di Milano-Bicocca, alla quale fanno capo gli autori.

In sostanza, dall’analisi di una “carota” prelevata in un ghiacciaio [fra parentesi aggiunte e link]

è stato possibile evidenziare una forte correlazione tra gli usi, dal 1996 a oggi, dell’insetticida chlorpyrifos [che  fa male anche a noi] e dell’erbicida terbutilazina [che è autorizzata dall’UE anche se l’agenzia europea per la chimica la considera dannosa per l’uomo e per l’ambiente] nelle aree agricole italiane limitrofe alle Alpi e le quantità ritrovate nella massa glaciale

Durante la bella stagione i ghiacciai fondono e alimentano laghi e torrenti alpini, nei quali – ovviamente – vanno a finire i veleni presenti nei ghiacciai. E dai laghi e torrenti, va da sé, questi veleni passano negli organismi viventi.

Il gruppo che ha effettuato la ricerca ha analizzato l’acqua di fusione di sei ghiacciai fra il Monte Rosa e il Similaun trovando “in tutto l’arco alpino di alcuni pesticidi appartenenti alle categorie degli insetticidi ed erbicidi” e trovando in particolare concentrazioni di chlorpirifos “superiori di quasi cento volte rispetto al valore soglia”.

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