L’Australia e il pane. Crisi climatica, conseguenze geopolitiche

Si profilano all’orizzonte le conseguenze geopolitiche della crisi climatica. L’Australia è costretta ad importare grano a causa di caldo, siccità e alluvioni dei mesi scorsi. Ma l’Australia di regola è uno dei grandi esportatori mondiali di grano. Parlano i dati FAO 2016, i più recenti disponibili.

Nell’emisfero australe ora è autunno. Mancano ancora sei mesi circa alla prossima mietitura australiana. Si profila all’orizzonte ulteriore siccità, che non lascia ben sperare per il futuro raccolto.

A livello mondiale a proposito di grano si va profilando invece la sindrome della coperta troppo corta: se uno dei grandi esportatori diventa importatore, cosa faranno i Paesi in cui il grano (pane, pasta…) è l’alimento-base e che importano grandi quantità di grano? Ecco, sempre in base ai dati FAO, chi rischia di avere prossimamente freddo ai piedi (o alle spalle). C’è anche l’Italia.

Insieme a vari Paesi europei e al Giappone, importano grandi quantità di grano l’Indonesia, l’Egitto, l’Algeria, il Brasile: che non sono esattamente prosperi.

La minor quantità di grano disponibile e le importazioni australiane faranno verosimilmente aumentare il prezzo del grano e del pane. Quando una fetta considerevole del reddito viene spesa per procurarsi il cibo, sono molto forti le ripercussioni economiche e sociali di un rincaro del cibo. Il rincaro del pane, nel 2011, fu la goccia che fece traboccare un vaso già colmo di malcontento ed innescò la primavera araba. La guerra in Siria si è innestata su quella situazione.

Non è detto – ovvio – che il futuro segua lo stesso percorso del passato. Ma la situazione che si va profilando può essere gravida di sviluppi.

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