Aerei, per i passeggeri (ma non per le merci) si profila la fine del paradiso fiscale

Si aprono le prime crepe in uno dei paradisi fiscali dell’Unione Europea, quello del carburante per l’aviazione che è esentasse per i voli internazionali e spesso anche per i voli nazionali. Ma si parla solo di tassare i passeggeri (si vola per piacere, ma talvolta anche per dovere) e non si parla di tassare i viaggi delle merci. Resteranno dunque nel paradiso fiscale i beni non indispensabili e anzi di lusso che costituiscono una parte significativa delle merci trasportate in aereo.

Il carburante per l’aviazione non è certo l’unico paradiso fiscale dell’UE, ma se ne parla spesso perché i viaggi in aereo inquinano ed emettono grandi quantità di gas dell’effetto serra: le emissioni sono aumentate del 26,3% negli ultimi cinque anni (del 4,9%  solo l’anno scorso) e la compagnia aerea Ryanair è entrata fra le 10 maggiori fonti UE di emissioni climalteranti, mentre le emissioni di altre compagnie aeree stanno aumentando ancor più velocemente di quelle di Ryanair.

Le crepe dalle quali si intravvede una prossima tassazione del carburante aereo non sono dovute alla recentissima iniziativa dei cittadini europei per tassare il kerosene degli aerei: se verrà raccolto entro un anno un milione di firme, l’UE sarà tenuta a rispondere a questa richiesta, ma non per questo sarà tenuta ad attuarla. Le crepe sono dovute invece ad alcuni sotterranei eventi.

Il primo di questi eventi è lo studio della Commissione europea, freschissimo di stampa, sulle ripercussioni di eventuali tasse sul carburante aereo: di regola, la Commissione europea effettua uno studio d’impatto prima di emanare qualsiasi proposta legislativa. Il ponderoso tomo di circa 150 pagine (qui un buon riassunto) dice che l’abolizione dell’esenzione fiscale per il carburante aereo comporterebbe un aumento del prezzo dei biglietti aerei pari al 10%  – non verrebbero però persi posti di lavoro – e una diminuzioni del 10% circa sia delle emissioni sia del numero dei passeggeri.

Altri sotterranei eventi: la Francia ha appena proposto all’UE di tassare il carburante aereo, e gli altri governi sono d’accordo. Inoltre l’Olanda sta introducendo una carbon tax sui viaggi in aereo ed organizza per questo mese di giugno una conferenza internazionale dedicata al tema.

Un volo in aereo, rapido e inquinante, spesso costa meno dell’equivalente viaggio in treno, più lento ma più sostenibile. E’ un evidente paradosso. Tuttavia c’è un paradosso nel paradosso. Si parla di tassare i voli dei passeggeri , con conseguente rincaro dei biglietti, ma non si parla di tassare i voli delle merci: eppure questa tassa contribuirebbe ad avvicinare i prezzi al loro vero costo ecologico e ad orientare gli acquisti verso merci di produzione locale.

Il regime fiscale del carburante per il trasporto aereo – almeno nell’UE – è analogo a quello del carburante per i voli dei passeggeri, ma l’impatto di una tassa sul trasporto aereo delle merci esula dallo studio della Commissione Europea: significa che nessun provvedimento del genere è in vista.

Secondo l’industria aerea, ogni anno nel mondo vengono trasportate dagli aerei 52 milioni di tonnellate di merci , per un valore di 18,8 miliardi di dollari al giorno e di 6,8 trioni di dollari all’anno. Viaggia in aereo solo l’1% delle merci scambiate nel mondo: esse però rappresentano il 35% del valore del commercio globale. Fiori e vini sono fra le merci che volano di più. Non sono generi di prima necessità, ma resteranno nel paradiso fiscale.

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