Le zone più adatte per ripristinare le foreste pluviali in tutto il mondo

ripristinare le foreste pluviali

Una ricerca pubblicata ieri su Science Advance identifica le zone che in tutto il mondo sono le più adatte per ripristinare le foreste pluviali: oltre 100 milioni di ettari in cui i costi e le difficoltà sarebbero minori mentre i benefici sarebbero particolarmente elevati. Si tratta di aree sparpagliate fra America Centrale, America Meridionale, Africa, Indonesia e Sud Est asiatico

Dal 1990 l’Indonesia ha perso la metà delle sue foreste;  l’Amazzonia il 30%; l’Africa centrale il 14% – scrive una dei 12 autori presentando i risultati del lavoro collettivo – e il 30% di ciò che resta è gravemente danneggiato a causa di incendi, disboscamenti, costruzione di strade. Ripristinare le foreste pluviali che sono andate perdute è urgente perché esse offrono grandi benefici: stoccano carbonio, forniscono cibo alle popolazioni locali, ospitano un gran numero di animali e piante, purificano l’acqua, migliorano la qualità dell’aria.

Dato che non ci sono i soldi per fare tutto, i 12 ricercatori hanno stilato e pubblicato su Science Advance una sorta di classifica.

Hanno preso in esame le aree di tutto il mondo che mantengono tracce della foresta pluviale originaria, escludendo quelle situate oltre i mille metri di quota, le paludi, le aree urbane; e hanno “dato i voti” badando da un lato ai vantaggi che il genere umano riceverebbe dal ripristino della foresta originaria; e dall’altro lato alle spese necessarie e alla possibilità che gli alberi attecchiscano davvero.

Risultato: le condizioni migliori si riscontrano su una superficie complessivamente estesa quanto la Spagna e la Svezia messe insieme.

I cinque Paesi con la maggiore estensione di aree più adatte per il ripristino della foresta pluviale sono Brasile, Indonesia, India, Madagascar e Colombia. Le aree in cui il ripristino della foresta pluviale sarebbe fattibile con particolare facilità e con i  benefici più alti sono in  cinque Paesi dell’ Africa: Ruanda, Uganda, Burundi, Togo, Sud Sudan e Madagascar.

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