L’IPCC su clima e suolo. “Diventare vegetariani per salvare la Terra”

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Il succo è: diventare vegetariani e vegani per salvare la Terra. Il quotidiano britannico Guardian ha ottenuto la bozza del rapporto IPCC su clima ed uso del suolo che gli scienziati  stanno discutendo a Ginevra e ne ha pubblicato i passi salienti, in attesa del testo definitivo che sarà pronto giovedì.

A quanto riferisce il Guardian, il rapporto sottolinea un concetto già noto, anche se la predica, questa volta, viene da un pulpito particolarmente autorevole: non è sufficiente contenere le emissioni di gas dell’effetto serra provenienti da produzione di energia, trasporti e industrie. Bisogna occuparsi anche delle emissioni di gas serra derivanti dall’uso del suolo e dalla produzione del cibo, che ammontano ad un quarto circa del totale. Altrimenti sarà impossibile mantenere l’aumento delle temperature entro limiti non pericolosi.

Allevamento del bestiame e risaie producono circa la metà delle emissioni di metano, un gas dell’effetto serra molto più potente dell’anidride carbonica. L’agricoltura intensiva provoca un’accresciuta erosione del suolo e fa diminuire il materiale organico presente nel terreno. La deforestazione e l’eliminazione delle paludi torbiere causano l’aumento delle emissioni di anidride carbonica.

La versione preliminare del nuovo rapporto IPCC sottolinea che il suolo deve esser gestito in modo più sostenibile per diminuire le emissioni. Si tratta di fermare le bonifiche e ripristinare le paludi costiere; diminuire il consumo di carne; ridurre lo spreco di cibo.

E ancora. Le migliori opportunità di ridurre le emissioni sono offerte da abitudini alimentari sostenibili e più salutari, come quelle basate su cereali secondari, legumi, verdure, semi, frutti con guscio.

La bozza del rapporto IPCC su clima e suolo non lo dice, almeno per la parte che il Guardian ha riportato. Tuttavia una dieta del genere non è solo vegetariana. E’ esattamente la dieta vegana.

L’avvertimento dell’IPCC giunge in un’estate durante la quale le ripetute ondate di calore, le temperature record anche nell’Artico e la fusione dei ghiacci stanno mostrando l’ampiezza del dissesto climatico.

Lo stesso IPCC, nel suo ultimo rapporto speciale (ottobre 2018), ha sottolineato l’importanza di contenere entro 1,5 gradi l’aumento delle temperature rispetto al livello preindustriale. Le temperature del luglio 2019 hanno superato di 1,2 gradi circa le temperature medie del mese nel periodo preindustriale, uguagliando e forse superando il record toccato nel luglio 2015, che fu giudicato il mese più caldo di sempre. Il mese precedente è stato il giugno più caldo di sempre.

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