Rapporto IPCC su clima e suolo. Sulle terre emerse già 1,5 gradi in più

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Il rapporto IPCC su clima e suolo, pubblicato oggi (c’è anche il riassunto ad uso dei politici) conferma sostanzialmente le anticipazioni sulla necessità di diventare vegetariani per salvare la Terra: ma c’è altro. Dice che, se si considerano solo le terre emerse, nel periodo 2006-2016 le temperature sono aumentate di circa 1,53 gradi rispetto al periodo 1850-1900.

Il rapporto precisa che se invece si tiene conto anche dei mari (non solo delle terre emerse), le temperature sono aumentate di circa 0,8-0,9 gradi.

Traduzione. Le terre emerse – quelle dove viviamo – hanno già raggiunto il punto individuato a livello globale l’anno scorso dall’IPCC come quello oltre il quale i cambiamenti climatici producono gli effetti peggiori e meno facilmente gestibili.

Non solo. L’aumento delle temperature pari a 1,53 gradi sulle terre emerse si è verificato già nel 2016. Significa che il dato non comprende gli effetti degli ultimissimi anni bollenti. Inoltre non si vedono all’orizzonte le politiche in grado di dimezzare entro il 2030 le emissioni di gas serra, responsabili dell’innalzamento delle temperature. Sono le politiche che l’IPCC giudica indispensabili  per evitare un aumento globale delle temperature superiore a 1,5 gradi. Se questo aumento si verificasse, la Terra diventerebbe ben diversa dal pianeta che abbiamo sempre conosciuto.

Per il resto, il rapporto IPCC su clima e suolo conferma che la dieta in gardo di offrire le migliori possibilità di mitigazione dei cambiamenti climatici  è quella basata su vegetali come cereali secondari, legumi, verdure, semi, frutti con guscio. Vi aggiunge però – non erano citati nelle anticipazioni – gli alimenti animale prodotti in modo resiliente, sostenibile e con basse emissioni di gas ad effetto serra.

Traduzione. Gli alimenti animali ammissibili per salvare la Terra non sono carne, latte, formaggi bovini. I bovini sono gli animali d’allevamento responsabili delle più alte emissioni di metano, un gas con un potentissimo effetto serra. Più in generale, gli alimenti animali ammissibili non derivano da allevamenti intensivi dove gli animali ricevono – ad esempio – mangimi con molta soia. La coltivazione della soia è uno dei motivi per cui l’Amazzonia viene distrutta.

In estrema sintesi, un’occhiata sulle linee generali del rapporto IPCC su clima e suolo. Il genere umano usa più del 70% del terreno libero dai ghiacci per produrre cibo, energia, fibre tessili, legname. A queste attività è legato quasi un quarto delle emissioni di gas serra: anidride carbonica, metano, ossido di diazoto. Per contenere l’aumento delle temperature bisogna bisogna agire anche su di esse, non solo sulle emissioni derivanti da produzione di energia, trasporti, industrie.

Di qui la necessità di cambiare alimentazione, riducendo lo spreco di cibo e la produzione di alimenti responsabili delle emissioni più alte. Di qui anche la necessità di aiutare il suolo ad assorbire carbonio preservando e ripristinando torbiere, paludi, pascoli, mangrovie, foreste.

I cambiamenti climatici – dice ancora il rapporto – modificano la distribuzione delle precipitazioni e mettono a repentaglio la sicurezza alimentare. Le rese delle colture sono già cambiate. Nel periodo 1961-2013 le aree colpite da siccità sono aumentate di un po’ più dell’1% all’anno. Nel 2015, circa 500 milioni di persone vivevano in zone che hanno conosciuto la desertificazione nel periodo 1980-2000: soprattutto Medio Oriente e regioni attorno al Sahara, Nord Africa incluso.

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