Il carbon budget dell’Italia (se vuole rispettare l’accordo di Parigi)

carbon budget dell'italia

Qual è il carbon budget dell’Italia se l’Italia vuole rispettare l’accordo di Parigi? In altre parole: visto che più anidride carbonica viene emessa nell’atmosfera più aumentano le temperature, quanta anidride carbonica l’Italia può ancora emettere  se vuole contribuire a limitare a 1,5 gradi il riscaldamento globale?

Di solito si parla del carbon budget globale per contenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi: ma ora è spuntata una proposta di calcolo che ripartisce il budget planetario fra i vari Paesi. Dice che all’Italia, a partire dal 2016 (la data dell’accordo di Parigi), poteva ancora emettere complessivamente 5.292 megatonnellate circa di anidride carbonica (5.292 milioni di tonnellate). Continuando ad emettere anidride carbonica allo stesso ritmo del 2016,  l’Italia esaurirebbe il suo budget in poco più di 14 anni, ovvero nel 2031.

In teoria, esaurito il suo carbon budget, l’Italia non potrebbe utilizzare combustibili fossili senza violare gli impegni internazionali. Non dovrebbe più usare neanche un cucchiaio di benzina, non dovrebbe più bruciare un centimetro cubo di gas nelle centrali che producono energia elettrica. Eccetera.

Il Presidente del Consiglio (ormai uscente) secondo il quale l’accordo di Parigi è “la stella polare” ha mai fatto calcoli sul carbon budget dell’Italia? Ha mai pensato al modo in cui l’Italia potrà rispettarlo e contemporaneamente continuare a funzionare? Per la verità, pare che nessun governo l’abbia fatto: né in Italia, né altrove.

Il calcolo del carbon budget planetario non è una scienza esatta: è una stima che può essere effettuata in molti modi. L’anno scorso gli scienziati dell’IPCC hanno detto che per avere il 50% di probabilità di contenere l’aumento globale delle temperature, a partire dal primo gennaio 2018 potevano ancora essere emesse in atmosfera 580 gigatonnellate (580 miliardi di tonnellate) di anidride carbonica.

Le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera si producono in seguito alla combustione di carbone, petrolio, gas naturale. Ma le attività umane provocano anche l’emissione di altri gas dell’effetto serra, come il metano. Essi non sono considerati.

Stefan Rahmstorf (“stefan”) su Real Climate è partito dalle 580 gigatonnellate di anidride carbonica calcolate dall’IPCC nel 2018, dal momento che considera questo numero come la migliore fra le stime disponibili del carbon budget planetario. Ha proiettato il numero sul 2016 (la data dell’accordo di Parigi) aggiungendovi le emissioni già verificatesi a partire da quell’anno. Poi ha ripartito il risultato fra i vari Paesi in base alla loro popolazione, individuando così i carbon budget nazionali disponibili a partire dal 2016. Ha anche calcolato  quanti anni ciascun Paese impiegherà per esaurire il proprio carbon budget se continuerà ad emettere anidride carbonica al ritmo del 2016. Ovvio che se un Paese diminuirà le proprie emissioni, il suo carbon budget durerà per un tempo più lungo, e viceversa.

Non è detto che i calcoli pubblicati su Real Climate siano perfetti. Mettono tutti i Paesi sullo stesso piano. Non tengono conto né del diverso contributo che ciascuno di essi ha dato in passato alle emissioni di anidride carbonica  né di particolari situazioni nazionali. Danno comunque un’idea della situazione.

Secondo questi calcoli, Emirati Arabi, Kwait, Quatar, senza tagli di emissioni (non risulta siano avvenuti) avrebbero esaurito il loro carbon budget entro due-tre anni a partire dal 2016. Si può cioè dire che l’hanno già sostanzialmente esaurito. Agli Stati Uniti e all’Australia (sempre ai ritmi attuali) resta ancora un carbon budget che andrà esaurito tra circa tre anni. In un paio di anni andrà esaurito quello del Canada.

Se anche tutti i Paesi rispettassero il proprio carbon budget, rimane una domanda. Sulle terre emerse le temperature sono già aumentate di 1,5 gradi rispetto al periodo 1850-1900. Sono davvero fondate le speranza di mantenere entro questa soglia il riscaldamento globale?

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *