Petrolio, gas, acqua. Perché Trump vuole comprare la Groenlandia

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Il presidente statunitense Trump vuole comprare la Groenlandia, annuncia il Wall Street Journal. Sono note l’importanza geopolitica ed economica dell’isola e le sue ricche risorse naturali rese sempre più accessibili dall’agonia dei ghiacci artici, ma si tende ad etichettare l’idea di Trump come “una sparata”.

Davvero? Bisognerebbe piuttosto dare il giusto peso al petrolio e al gas. Da un punto di vista prettamente trumpiano, gli idrocarburi sono le più ghiotte fra le risorse naturali della Groenlandia.  Soprattutto, bisognerebbe soppesare l’importanza dell’acqua potabile in un mondo sempre più assetato. Se è lungimirante, Trump vuole comprare la Groenlandia perché essa possiede purissima ed incontaminata acqua dolce sotto forma di 30 milioni di chilometri cubi di ghiaccio pronto a fondersi.

La Cina ha già fiutato l’affare: ha messo gli occhi sulla possibilità di aggiudicarsi concessioni nel 2021 per il petrolio e il gas, mentre contemporaneamente la Groenlandia sta pensando di imbottigliare acqua per esportarla in Cina.

Quanto petrolio e quanto gas ci sono in Groenlandia? L’intero Artico è ricchissimo di idrocarburi. Una sintesi delle stime relative all’intera regione dell’Artico ed effettuate dal Servizio Geologico degli Stati Uniti riferisce che la costa orientale della Groenlandia custodirebbe 31,4 miliardi di barili di petrolio equivalente, suddivisi fra petrolio, gas naturale e gas naturale liquido. Altri 17 miliardi di barili di petrolio equivalente si troverebbero nei giacimenti situati sulla costa occidentale della Groenlandia e su quella orientale del Canada. Le stime si riferiscono  agli idrocarburi convenzionali non ancora scoperti e tecnicamente estraibili.

Idrocarburi convenzionali: magari altro ancora potrebbe essere spremuto fuori tramite il fracking; magari ci potrebbero essere anche gli idrati di metano, il pericoloso “ghiaccio che brucia”.

Traduzione. Limitandosi a considerare gli idrocarburi convenzionali, se gli Stati Uniti acquistassero la Groenlandia essi  metterebbero le mani senza colpo ferire su mezza Arabia Saudita, se è vero che quest’ultima – al di là del balletto di grandi numeri altisonanti – possiede effettivamente nel sottosuolo 70-74 miliardi di barili di petrolio. Senza contare che la Groenlandia è molto promettente anche dal punto di vista minerario: oro, uranio eccetera.

Davanti a tutto questo bendidio, in Groenlandia non sono così naïf da starsene con le mani in mano. L’elenco dei permessi di estrazione e ricerca di minerali e idrocarburi già assegnati occupa 21 pagine. La Cina si è messa  in pole position, gli Stati Uniti non possono stare a guardare.

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