Artico atomico. Salpa mercoledì la centrale nucleare galleggiante russa

salpa la centrale nucleare galleggiante russa

La centrale nucleare galleggiante russa “Akademik Lomonosov” salpa dopodomani, mercoledì 23 agosto, dal porto di Murmansk. Trainata da rimorchiatori, compirà un viaggio di circa 5.000 chilometri nell’Artico, lungo la costa settentrionale della Siberia. E’ uno di quei viaggi impensabili fino a pochi anni fa ma ora possibili in seguito all’agonia dei ghiacci.

Ridipinta di fresco coi colori della Russia – bianco, rosso, blu – la  “Akademik Lomonosov” è diretta al porto di Pevek, un centro situato oltre il Circolo Polare Artico. Dovrebbe arrivare entro un mese e mezzo. Ecco lo schema della rotta.

A Pevek la centrale nucleare galleggiante entrerà in funzione, pare, entro fine anno. Sarà la centrale nucleare più settentrionale e l’unica centrale nucleare galleggiante del mondo, in attesa che la Cina costruisca le sue.

Come l’idea di Trump di acquistare la Groenlandia sottraendola agli interessi della Cina, la centrale nucleare galleggiante è un  effetto della corsa allo sfruttamento delle risorse naturali dell’Artico, una cosa fino a pochi anni fa impensabile quanto la navigazione lungo la costa settentrionale della Siberia che la “Akademik Lomonosov” inizia venerdì. I suoi due reattori, ciascuno da 35 megawatt, forniranno infatti calore ed elettricità utili alla città di Pevek, allo sviluppo delle miniere di oro e di rame che si trovano sulla terraferma e al funzionamento di piattaforme petrolifere.

Una centrale nucleare nel delicato e fragile Artico costituisce una prospettiva inquietante. Gelo, iceberg, contatti col resto del mondo praticamente impossibili duranti tutto l’inverno… In quell’ambiente estremo, la gestione di qualsiasi imprevisto – per non dire di un incidente – diventa un’impresa molto più difficile che altrove. Greenpeace ha ribattezzato l’impianto “una Chernobyl sul ghiaccio”.

Rosatom, la società pubblica russa che si occupa di nucleare e che ha costruito la “Akademik Lomonosov”, sostiene che la centrale galleggiante russa è in grado di resistere a tutto, tsunami compresi. Sostiene che è “praticamente inaffondabile”. Come il Titanic.

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