I documenti segreti con i piani di Bolsonaro per l’Amazzonia

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La piattaforma Open Democracy ha pubblicato mercoledì documenti segreti con i piani del presidente brasiliano Bolsonaro per l’Amazzonia che sta bruciando.

Praticamente, Bolsonaro intende costruire infrastrutture che renderebbero impossibile l’attuazione di un grande progetto internazionale per proteggere la foresta pluviale. Le risorse naturali dell’Amazzonia verrebbero così messe al servizio dell’economia nazionale e del mercato. L’Occidente da un pezzo ha fatto cose analoghe con le sue risorse naturali…

Secondo Wikipedia, che cita come fonte una pagina di Open Democracy non più on line, fra i fondatori della piattaforma che ha rivelato i piani segreti di Bolsonaro per l’Amazzonia c’è George Soros (uno dei 30 uomini più ricchi del mondo) attraverso la sua Open Society.  Vari interventi di Soros sono presenti su Open Democracy. Soros gettò sul lastrico l’Italia e fu uno degli artefici principali del collasso dell’URSS e del passaggio dell’Europa dell’Est all’economia di mercato. La stessa economia di mercato che ora spinge Bolsonaro a trasformare le risorse naturali dell’Amazzonia in merci e in denaro. La differenza semmai è che Bolsonaro è sovranista, mentre un finanziere come Soros ha forza sufficiente per agire con successo in un’economia pienamente globalizzata e priva di barriere nazionali.

Open Democracy ha pubblicato una slide in Power Point e un documento usati nel febbraio scorso da tre ministri per presentare alle autorità di Tiriós, nello stato del Pará, i progetti del governo guidato da Bolsonaro.

Il documento è dedicato ai piani strategici. Vi si citano il nucleare; le biotecnologie per sradicare le malattie tropicali (probabile riferimento alle zanzare OGM); l’estrazione e l’arricchimento dell’uranio; l’estrazione di minerali importanti per le tecnologie aerospaziali.

Per quanto riguarda la foresta pluviale, si legge che bisogna sviluppare l’Amazzonia per integrarla con il territorio nazionale e per combattere le pressioni internazionali a favore del cosiddetto “Progetto tre A”. Quest’ultimo mira a creare un’enorme area protetta dalle Ande all’Amazzonia e all’Atlantico; dall’Ecuador e dal Perù al Brasile, al Suriname e alla Guyana.

Il documento dice ancora che per sviluppare l’Amazzonia e sconfiggere il “Progetto tre A”  è necessario realizzare tre grandi infrastrutture, peraltro già annunciate: la diga per l’energia idroelettrica sul fiume Trombetas; il ponte di Óbidos sul Rio delle Amazzoni; il completamento dell’autostrada BR-163 fino al confine col Suriname. Le tre opere, si può aggiungere, ricadrebbero nell’area che il “Progetto tre A” vorrebbe invece conservare.

Secondo la slide in Power Point pubblicata da Open Democracy, il Brasile è al centro di una campagna internazionale che mira a relativizzare la sovranità nazionale sull’Amazzonia attraverso la mobilitazione di associazioni ambientaliste, organizzazioni per i diritti degli indigeni, media, indigeni e quilombolas, le comunità fondate da schiavi fuggiti dalle piantagioni.

La campagna – prosegue la slide – avviene anche attraverso pressioni diplomatiche ed economiche; il suo risultato è ridurre la libertà d’azione del governo.

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