Non serve scomodare l’Amazzonia. Perché Macron dice no al Mercosur

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Non c’è alcun bisogno di scomodare l’Amazzonia che brucia. Le statistiche sulla produzione di carne bovina nell’UE possono spiegare da sole perché Marcon dice no al Mercosur, l’accordo commerciale di massima che l’Unione Europea ha raggiunto con Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e che prevede fra l’altro l’ingresso nell’UE, ogni anno, di 99.000 tonnellate di carne bovina con dazi ribassati.

Nell’UE il primo produttore di carne bovina è la Francia del presidente Emmanuel Macron, che ha litigato su Twitter con il presidente brasiliano Bolsonaro a proposito degli incendi in Amazzonia e che ora minaccia di bloccare il mercosur.

Il secondo produttore di carne bovina nell’UE è la Germania. Ma essa può legittimamente attendersi dal Mercosur vantaggi quanto mai consistenti in settori diversi da quello zootecnico.  In seguito a questo accordo commerciale, è previsto l’incremento delle esportazioni UE  di prodotti chimici ed automobili: sono i settori  nei quali la Germania è particolarmente forte. Nel giro di 10-15 anni dovrebbero essere eliminate le tariffe doganali (che ora sono molto alte) per vendere questi beni nei Paesi del Mercosur.

Così Angela Merkel, di fronte alle notizie che giungono dal Brasile, non si è fatta prendere dal sacro fuoco dell’ambientalismo che invece ha contagiato la Gran Bretagna, ovvero il terzo produttore di carne bovina nell’UE.

Il primo ministro britannico Boris Johnson, pur senza schierarsi esplicitamente per il no al Mercosur, ha  dichiarato di appoggiare il punto di vista di Macron ed ha fatto implicitamente verso il no al Mercosur: del resto, se questo accordo commerciale entrerà in vigore e se la Gran Bretagna, col Brexit, sarà fuori dall’unione doganale UE, la stessa UE potrebbe preferire importare carne brasiliana (o comunque proveniente dai quattro Paesi del Mercosur) piuttosto che carne britannica.

Se davvero volessero contribuire a salvare l’Amazzonia, i leader europei  – più del Mercosur in sé – potrebbero considerare il problema della soia brasiliana. Viene importata nell’UE in gran quantità come mangime zootecnico ed è coltivata in campi ricavati abbattendo la foresta.

Greenpeace ha pubblicato in giugno un rapporto sulla dipendenza dell’UE dalla soia brasiliana, usata negli allevamenti di polli e maiali. Non risulta però che i politici intendano toccare questo tasto.

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