Elefanti e avorio, giraffe, squali. Le decisioni del CITES

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Elefanti ed avorio, giraffe, squali… Ecco le principali decisioni del CITES, la convenzione internazionale che regola il commercio degli animali selvatici in pericolo di estinzione a causa del loro valore monetario e delle parti del loro corpo. La XVIII Conferenza delle Parti del CITES si è appena conclusa a Ginevra. Grazie ai suoi provvedimenti, si prospettano tempi (un pochino) migliori per varie specie.

Tuttavia il CITES non ha adottato le sanzioni contro il Messico richieste dalle associazioni ambientaliste, secondo le quali le sanzioni stesse sarebbero state l’unico strumento in grado di indurre le autorità ad agire una buona volta per salvare le ultime dieci vaquita. La vaquita è il mammifero marino che più rischia di scomparire dalla faccia della Terra.

Il Messico ha promesso che farà tutto il possibile per proteggere le vaquita (ciao core, direbbero a Roma) e si è impegnato a presentare ogni sei mesi un rapporto sulla situazione. Al CITES è bastato.

A proposito di elefanti, fra le decisioni del CITES c’è quella di dire no alla richiesta di alcuni governi africani di porre in vendita gli stock di avorio di cui essi sono legalmente in possesso. L’avorio delle zanne è il motivo per cui gli elefanti sono oggetto di caccia di frodo. La logica di questo provvedimento? Ogni immissione sul mercato di avorio di provenienza legale può essere un paravento per i traffici illegali: basta falsificare i certificati relativi all’origine. Contribuisce inoltre a rinsaldare l’idea che l’avorio è un materiale prestigioso, desiderabile, acquistabile.

Però il CITES non ha chiuso le scappatoie che rendono commerciabile l’avorio sul mercato interno giapponese e nell’Unione Europea, dove sono acquistabili gli oggetti realizzati prima del 1947.

Il CITES ha inoltre bocciato la proposta di regolamentare il commercio dell’avorio di mammut, indistinguibile ad occhio nudo dall’avorio di elefante. Ha solo deciso di effettuare uno studio sul mercato dell’avorio di mammut e sull’effettiva possibilità che esso sia usato come paravento per il traffico illegale di avorio di elefante.

Buone notizie per le giraffe, la cui consistenza numerica è diminuita del 40% circa negli ultimi trent’anni. Per la prima volta il CITES ha deciso di regolamentare il commercio degli esemplari vivi nonché di pelli e di parti del corpo. Buone notizie anche per i rinoceronti: respinta l’ipotesi di ammorbidire la protezione, anche se la Namibia per questo minaccia di ritirarsi dal CITES.

Anche per gli squali e le razze ci sono novità importanti. Il CITES ha stabilito di regolamentare il commercio di 18 specie. Sono tutte le 10 grandi razze appartenenti alla famiglia dei Rhinidae; sei specie di squali chitarra (ne vengono commercializzate le pregiate e costose pinne); lo squalo smeriglio a pinna corta e a pinna lunga. Questi ultimi due sono ormai in pericolo di estinzione: eppure lo smeriglio finisce al mercato del pesce anche in Italia.

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