Lotta alla crisi climatica, la cacca di balena è il miglior amico dell’uomo

 

crisi climatica e cacca ci balena

Visto che piantare alberi non è sufficiente, nella lotta alla crisi climatica la balena è il migliore amico dell’uomo. Lo ha appena detto il Fondo monetario internazionale. Cita una corposa bibliografia e attribuisce ad ogni singola balena di grandi dimensioni il valore pecuniario medio di almeno due milioni di dollari.

Il valore è dovuto ai “servizi naturali” che essa ci regala, fra i quali quello di gran lunga più importante è contrastare la crisi climatica.

Per la precisione, secondo il Fondo Monetario Internazionale molto più della balena in sé vale la copiosa cacca (ebbene sì) che essa deposita nei mari. La cacca di balena fornisce infatti l’indispensabile nutrimento al fitoplancton, l’enorme massa dei piccoli e piccolissimi organismi vegetali che fluttuano in acqua. Essi, come le piante sulla terra, producono oceano e catturano anidride carbonica, il principale gas dell’effetto serra e dell’aumento delle temperature.

Il fitoplancton è alla base delle catene alimentari dei mari. Inoltre, come sottolinea il Fondo Monetario Internazionale, esso ora cattura quattro volte più anidride carbonica del’intera foresta amazzonica. Dunque fornire al fitoplancton abbondante nutrimento – ovvero abbondante cacca di balena – significa metterlo in condizione di moltiplicarsi. Si moltiplicherebbe così anche la sua capacità di catturare anidride carbonica.

Però nei mari, dopo secoli di caccia commerciale, è rimasto solo circa il 25% delle balene che un tempo li popolavano. Di qui l’importanza di favorire l’incremento del numero delle balene.

Il Fondo Monetario Internazionale non lo dice, ma secondo uno studio datato 2010 durante il XX secolo il fitoplancton è diminuito in media dell’1% all’anno ed è in ulteriore diminuzione. Ovvero, nel 2000 era rimasto solo circa il 37% del fitoplancton che era presente nel 1900.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, un incremento del “lavoro” del fitoplancton pari all’1% comporterebbe la cattura, ogni anno, di ulteriori centinaia di milioni di tonnellate di  anidride carbonica. Sarebbe l’equivalente dell’improvvisa apparizione di due miliardi di alberi già adulti.

Ci sono altre cose che il Fondo Monetario Internazionale non dice. La prima: il Giappone merita pece e piume. Infatti caccia le balene sostenendo che non rischiano più l’estinzione e dunque non hanno più bisogno di protezione integrale. La seconda: la protezione delle balene e l’aumento del loro numero – una soluzione a rischio zero – spedirebbe nel dimenticatoio ogni pericoloso tentativo di usare la geoingegneria per calmare la febbre della Terra.

Foto

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *