Le “super nubi”. Geoingegneria sulla Grande Barriera Corallina

geoingegneria sulla grande barriera corallina

Creare delle “super nubi” molto bianche per raffreddare il mare. E’ il succo del progetto di geoingegneria sulla Grande Barriera Corallina dell’Australia finanziato con 6,6 milioni di dollari ed  inserito nel Piano annuale 2020-2021 della Great Barrier Reef Foundation.

La Great Barrier Reef Foundation è un’organizzazione non-profit che gode di cospicui finanziamenti del Governo australiano. Mira ad impedire il deterioramento della Grande Barriera Corallina, il più grande sistema corallino del mondo dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.

La geoingegneria, o ingegneria climatica, che la Great Barrier Reef Foundation vuole attuare sulla Grande Barriera Corallina consiste nel tentativo di evitare o ridurre i cambiamenti climatici attraverso la tecnologia. In altre parole: modificare artificialmente il clima per contrastare i cambiamenti climatici indotti dalle attività umane. Uno dei progetti più famosi di geoingegneria è lo SCoPEx appoggiato da Bill Gates, che però ultimamente sembra essere fermo.

Quest’anno la Grande Barriera corallina ha sofferto un grande sbiancamento dovuto alle alte temperature del mare, a loro volta legate al riscaldamento globale. E’ il terzo sbiancamento in cinque anni. Per salvare la Grande Barriera Corallina, sarebbe necessario che il riscaldamento globale non superasse gli 1,2 gradi centigradi rispetto all’era preindustriale. E’ già difficile per il mondo attuare anche solo una parte delle azioni necessarie per contenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi, la soglia degli accordi di Parigi.

Geoingegneria sulla Grande Barriera Corallina, una toppa peggiore del buco?

Resta da capire se la geoingegneria sulla Grande Barriera Corallina è una toppa peggiore del buco. Il piano d’azione nel quale il progetto è inserito è complessivamente molto ampio ed articolato: prevede spese per oltre 440 milioni di dollari.

Tutti i progetti finanziati, a parte uno solo, riguardano attività – diciamo – convenzionali, e non la geoingegneria.

Per questa azione specifica, si vuole creare uno schermo d’ombra sulla Grande Barriera Corallina attraverso nubi, nebbia o schermi. Con le nuvole, un esperimento pilota è già stato effettuato nel marzo di quest’anno, e se n’è parlato pochissimo: 100 ugelli ad alta pressione per spruzzare nanoparticelle di sale marino nell’aria sopra la Grande Barriera Corallina.

Scopo: far diventare le nubi più bianche, più brillanti, più durevoli. Così potrebbero riflettere verso lo spazio una maggiore quantità di radiazione solare e permettere al mare di diventare più fresco.

Tuttavia la geoingegneria sulla Grande Barriera Corallina agisce esclusivamente sugli effetti – non sulle cause – del riscaldamento globale indotto dalle attività umane. Inoltre per raffreddare significativamente  il mare, le “super nubi” più bianche e più brillanti dovrebbero rimanere sulla Grance Barriera Corallina per un lasso di tempo non certo brevissimo. Nessuno è in grado di dire se, e come, questo potrebbe influire sulle condizioni meteorologiche di un’area ben più ampia.

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