Diga di Ilisu. Crisi fra Iraq e Turchia per le acque del fiume Tigri

diga di ilisu crisi per l'acqua fra iran e turchia

Si è riaccesa l’annosa crisi fra Iraq e Turchia per le acque del fiume Tigri. La Turchia, che controlla le sorgenti, sta mettendo in funzione la diga di Ilisu – l’ennesima diga turca sul Tigri – con relativo bacino artificiale e relative turbine. L’Iraq, che si trova a valle, constata che la portata d’acqua del Tigri si è dimezzata e vede all’orizzonte enormi problemi per l’approvvigionamento di acqua.

L’Iraq soddisfa gran parte del suo fabbisogno d’acqua grazie al Tigri. Al resto provvede il fiume  Eufrate, che si trova nella stessa situazione: la Turchia controlla le sorgenti.

La crisi fra Iraq e Turchia a proposito del Tigri è emblematica per due motivi. Primo, si sviluppa nella culla umida della civiltà: la Mesopotamia, la “fertile mezzaluna” fra i fiumi Tigri ed Eufrate in cui ebbe origine l’agricoltura. Un’area dal clima piuttosto secco, ma coltivabile grazie alle esondazioni dei fiumi gonfiati dalla fusione delle nevi nel territorio che corrisponde all’attuale Turchia. Secondo, tutto il mondo ha sete. Le crisi idriche, anche se raramente salgono alla ribalta, riguardano circa 4 miliardi di persone: quasi metà della popolazione mondiale. L’immagine qui sotto mostra il bacino artificiale creato dalla diga di Ilisu.

crisi fra iraq e turchia per l'acqua del tigri diga di ilisu

In seguito alla creazione del bacino artificiale alle spalle della diga di Ilisu, in Turchia è finita sott’acqua la città di Hasankeyf: un luogo in cui gli uomini abitano da 12.000 anni. La diga è la quarta più grande della Turchia. Ci si attende che produca ogni anno 4,1 miliardi di kWh di elettricità. Fa parte del  Southeastern Anatolia Project, la più faraonica delle infrastrutture turche: dighe, centrali idroelettriche e impianti per irrigare 1,8 milioni di ettari di terra.

Non esistono accordi internazionali sulle acque del Tigri. Dunque la Turchia, entro il suo territorio nazionale, fa quello che vuole. A valle, l’Iran fa i conti con la sete.

Al confine fra Turchia e Iran, la portata del Tigri si è dimezzata. Soffrono gli ecosistemi umidi, soffrono i campi (irrigarli è sempre più difficile), soffre la gente: oltretutto questo è un anno di siccità, anche le piogge risultano dimezzate rispetto alla media.

Già l’anno scorso, prima che la diga di Ilisu facesse sentire i suoi effetti, l’Iraq contava oltre 21.000 profughi interni che dovuto abbandonare le loro case per problemi legati all’approvvigionamento di acqua e alla riduzione della portata di Tigri ed Eufrate. Il Governo stima che entro il 2035 all’Iraq mancheranno  10,5 miliardi di metri cubi d’acqua.

Foto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *