Le condizioni dei fiumi e la grande strage dei pesci migratori

i grandi storioni che si pescavano in po fanno parte dei pesci migratori e sono ormai scomparsi

Si chiamano “pesci migratori d’acqua dolce” perché si riproducono in luoghi lontani da quelli in cui trascorrono il resto dell’esistenza: per deporre le uova vanno dal mare ai fiumi, come gli storioni che si pescavano nel Po (foto in alto) o  dai fiumi al mare, come le anguille.

Negli ultimi decenni i pesci migratori sono quasi spariti dai fiumi europei. Eppure in Italia, e in particolare lungo il Po, anguille e storioni erano così comuni da costituire le basi di interi distretti economici. Sono diventati talmente rari che se ne è addirittura persa memoria.

Un gruppo di organizzazioni ambientaliste, fra cui il WWF e la Zoological Society of London, ha pubblicato questa settimana la prima valutazione globale delle condizioni in cui si trovano le specie di pesci migratori d’acqua dolce (comunicato stampa e pagina web da cui si può scaricare il testo completo). Riassunto: dal 1970 al 2016, il numero dei pesci migratori si è ridotto a livello globale del 76%. In Europa, si è ridotto di uno stupefacente 93%. Nientepopodimeno. Senza contare l’ulteriore riduzione che si è verificata dal dopoguerra al 1970, quando ancora in Po si pescavano gli storioni. Una grande strage.

I motivi non sono solo l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la pesca eccessiva. Le dighe innalzate sui fiumi europei, soprattutto per produrre energia idroelettrica, sbarrano la strada ai pesci migratori.

L’EEA, l’agenzia per l’Ambiente dell’Unione Europea, ha realizzato una mappa, aggiornata solo fino al 2010, delle aree diventate inaccessibili ai pesci migratori a causa delle dighe lungo i principali bacini fluviali europei. L’immagine è qui sotto.

gli habitat irraggiungibili a causa delle dighe per i pesci migratori d'acqua dolce europei (anguille, storioni, salmoni...)

Storioni e anguille, la sparizione dei pesci migratori italiani

La diga e la centrale idroelettrica di Isola Serafini (1958), fra Piacenza e Cremona, hanno reso la vita impossibile agli storioni del Po. Risalivano il fiume per riprodursi, arrivavano a due metri di lunghezza e a 100 chili di peso. Davano da vivere a intere comunità di pescatori nel basso corso del fiume. Lo storione comune  e lo storione ladano (noto anche come storione beluga) sono estinti in Italia, mentre lo storione cobice è in pericolo critico.

Le dimensioni imponenti raggiunte dagli storioni del Po sono testimoniate dalle foto (credits: 1, 2, 3) scattate fino al dopoguerra.

L’ultimo grande storione del Po, si dice, fu pescato nel 1970 e servito in un ristorante. Di recente lo storione cobice e lo storione ladano sono stati reimmessi nel Po e contestualmente è stato realizzato un passaggio per i pesci che consente di superare la diga di Isola Serafini.

Anche le anguille fanno parte dei pesci migratori comuni fini a mezzo secolo fa nei fiumi italiani. Ora sono in pericolo critico. Per sopravvivere, nel corso della sua esistenza un’anguilla deve affrontare gli impatti umani nel Mare dei Sargassi (l’unico luogo in cui avviene la riproduzione); nell’oceano Atlantico e nel Mediterraneo, che attraversa allo stadio larvale; e nei fiumi, dove cresce fino al momento di mettersi in viaggio verso il luogo di riproduzione.

Ci sono tentativi in corso, ma finora non è stato possibile ottenere la riproduzione delle anguille in cattività. Le anguille in vendita nelle pescherie sono perlopiù esemplari catturati allo stadio larvale, in mare, e ingrassati  in vasconi d’acqua dolce.

Un documentario dell’Istituto Luce, girato nel 1942, consente di intuire quante anguille selvagge c’erano nelle Valli di Comacchio, nel Ferrarese, e come su quell’abbondanza fosse basata l’economia locale.

 

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