Il testo dell’ordinanza del TAR su JJ4 che salva la vita (per ora) all’orsa

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AGGIORNAMENTO – Il testo completo della nuova ordinanza datata 11 agosto con cui Fugatti dispone la cattura dell’animale

Da poche ore il testo dell’ordinanza del TAR sul JJ4, che salva per ora la vita all’orsa, è consultabile on line. L’ordinanza è uno schiaffo alla politica “muscolare” della Provincia Autonoma di Trento nei confronti degli orsi. Dice infatti che la condanna a morte decretata dalla Provincia nei confronti dell’orsa JJ4 “si pone in contrasto con i canoni di ragionevolezza, proporzionalità ed adeguatezza”.

Il TAR, Tribunale Amministrativo Regionale, ha sospeso ieri l’efficacia dell’ordine di abbattimento dato dal presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, dopo che JJ4, in giugno, aveva ferito padre e figlio sul monte Peller. Con ogni probabilità i due si erano inavvertitamente avvicinati ai suoi cuccioli e l’orsa li ha difesi come qualunque madre farebbe. L’animale ha 14 anni e in precedenza non ha creato problemi.

Associazioni ambientaliste e  il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, hanno presentato ricorso al TAR per salvare la vita all’animale. Nelle ultime righe, il testo dell’ordinanza del TAR sull’orsa JJ4 auspica un confronto fra Stato e Provincia Autonoma “non limitato alla fattispecie in esame (cioè all’episodio del Peller, ndr) ma esteso a possibili soluzioni del problema d’ordine generale”. Il problema in questione è, ovviamente, la linea di condotta nei confronti degli orsi.

La Provincia di Trento nei giorni scorsi ha catturato l’orsa JJ4, le ha applicato un radiocollare per seguirne gli spostamenti e l’ha liberata.

Il TAR pronuncerà l’ultima parola il 22 ottobre, giorno in cui è fissata l’udienza che entrerà nel merito della vicenda. Soltanto allora il TAR stabilirà se l’ordine di abbattimento dato da Fugatti – per ora solo sospeso – è legittimo e può essere eseguito, oppure no.

L’ordinanza del Tar arriva pochi giorni dopo la seconda evasione dell’orso M49 dal recinto del Casteller. Anch’essa è stata un brutto colpo per la politica “muscolare” della Provincia di Trento.

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