Morti per il caldo? Il 2020 sarà probabilmente l’anno più caldo della storia

In Europa le cronache non registrano morti per il caldo, ma il 2020 è probabilmente destinato a diventare l'anno più caldo della storia

L’estate è stata clemente, almeno finora, in Italia e in Europa. Le cronache non segnalano morti per il caldo, al contrario di quanto era avvenuto nel 2019 soprattutto nelle regioni nord occidentali e in Francia.

Tuttavia, su scala globale, la “nuova normalità” del riscaldamento globale è evidentissima. Secondo l’analisi che il prestigioso Carbon Brief ha pubblicato pochi giorni fa, il 2020 è probabilmente destinato ad essere l’anno più caldo della storia, o il secondo più caldo dopo il 2016, anche se non è caratterizzato da El Niño, il riscaldamento superficiale dell’Oceano Pacifico che ha contribuito al record del 2016.

Il Carbon Brief ha analizzato i dati sulle temperature nel periodo gennaio-giugno 2020 forniti da sei enti scientifici, fra gli statunitensi NASA e NOAA e il Copernicus/ECMWF dell’UE.

Ciascun ente ha un suo metodo di calcolo. Tuttavia secondo almeno uno  (spesso più d’uno) dei sei enti, gennaio, aprile, maggio e giugno hanno stabilito il record di caldo per il mese.

Le ondate prolungate e feroci di calore del 2020, quelle potenzialmente capaci di causare morti per il caldo, si sono verificate in luoghi lontani dall’Europa. Ad esempio, in Medio Oriente e  in Iraq. A fine luglio i termometri hanno segnato 50 ºC  a Baghdad e 56 ºC in Kuwait. Sono temperature ai limiti dell’umana sopportazione.

Per l’organismo non dev’essere stato facile neanche sopportare la perdurante ondata di calore che in Siberia ha spinto le temperature fino a 38 ºC in giugno, cioè proprio nel mese in cui, a quelle latitudini, la notte e la speranza di una tregua fresca durano solo pochissime ore.

L’ondata di calore siberiana ha provocato già in luglio la  fusione praticamente completa dei ghiacci artici davanti alle coste, contribuendo all’ennesima fusione record.

 

 

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