A che cosa servono gli orsi. M49, Fugatti e il ministro Costa

A cosa servono gli orsi. M49, l'incontro fra Fugatti e Costa e il ruolo dei grandi carnivori negli equilibri della natura

A che cosa servono gli orsi? La questione, seppur fondamentale, ha tutta l’aria di non essere oggetto di discussione durante l’incontro, previsto per domani, mercoledì 12 agosto, fra il presidente della Provincia di Trento, Fugatti, e il ministro dell’Ambiente, Costa.

Parleranno degli orsi che sono stati reintrodotti in Trentino dalla Slovenia vent’anni fa. In Trentino, gli orsi ci sono sempre stati: ma a fine Anni 90 ne restavano tre-quattro esemplari che non si riproducevano più.

L’incontro fra Fugatti e Costa  avviene sulla scia della seconda evasione dell’orso M49. Fugatti vuole di nuovo catturarlo ed ingabbiarlo: lo definisce “pericoloso” anche se ha causato danni materiali senza mai fare del male a nessuno. Il ministro Costa desidera invece che M49 rimanga libero.

Soprattutto, come ha dichiarato annunciando l’incontro con Costa, Fugatti vuole che il ministro porti via in qualche modo un terzo, o più, dei circa 90-100 orsi presenti in Trentino perché “il nostro territorio ne può gestire circa 60”.

Fugatti non spiega da quali basi scientifiche scaturisce questo numero. Inoltre usa il verbo “gestire”: come se la presenza degli orsi fosse un’incombenza amministrativa appioppata alla Provincia.

E’ allora il caso di vedere a che cosa servono gli orsi e gli altri grandi predatori situati in cima alle catene alimentari, come i lupi, i leoni eccetera. Quasi in ogni luogo gli esseri umani li hanno cacciati fino all’estinzione.

Le risposte relative all’insostituibile ruolo di questi animali nell’equilibrio ambientale sono in una ricerca pubblicata qualche anno fa sul prestigioso Science. Soltanto l’abstract è di libero accesso, ma altrove il lavoro è ripubblicato per intero.

A che cosa servono gli orsi e gli altri grandi carnivori

La ricerca su Nature spiega come la presenza dei grandi carnivori – fra i quali l’orso – modella la struttura e le dinamiche degli ecosistemi e delle catene alimentari. Spiega anche come la loro assenza comporta il “declassamento” delle catene alimentari, con effetti a cascata dall’alto verso il basso che impiegano anche vari decenni per manifestarsi completamente.

Senza grandi predatori si produce insomma una destabilizzazione, uno squilibrio. Ci sono più erbivori perché nessuno li mangia? Questi stessi erbivori mangeranno tutta la vegetazione disponibile, impedendo ai giovani alberi di crescere e modificando di conseguenza il tipo di copertura del suolo. Eccetera.

Lo studio su Nature non lo dice espressamente, ma la stabilità e l’equilibrio della complessa rete di relazioni che si dipana all’interno degli ecosistemi è la condizione necessaria affinché essi possano fornire i servizi naturali che soddisfano, direttamente o indirettamente, le necessità dell’uomo e garantiscono la vita di tutti gli esseri viventi. Ossigeno, acqua e cibo – indispensabili a tutti gli esseri umani – fanno parte dei servizi naturali.

Il Trentino e gli orsi non compaiono nella ricerca su Nature, che cita però alcuni esempi illuminanti.

Primo esempio. Nell’Africa sub sahariana, la riduzione dei leoni e dei leopardi ha fatto aumentare il numero dei babbuini. Essi si sono di conseguenza spinti a cercare cibo vicino agli insediamenti umani. Come ulteriore conseguenza, è aumentata la trasmissione di parassiti intestinali dai babbuini all’uomo. 

Un altro esempio citato su Nature sono le balene, carnivore anche loro (si nutrono di piccolissimi pesci e gamberetti), che sono state decimate in passato dalla caccia industriale. Le feci di balena contribuiscono a trattenere il carbonio nelle profondità marine. Con la rarefazione delle balene, circa 105 milioni di tonnellate di carbonio si sono trasferite dai mari all’atmosfera, contribuendo  ai cambiamenti climatici.

Gli effetti del ritorno dei grandi predatori

La ricerca su Nature si occupa dell’assenza dei grandi predatori, ma non degli effetti del loro ritorno. In proposito però esiste un esempio famoso. Si tratta dei lupi, prima sterminati dalla caccia e poi reimmessi (era il 1995) nel parco nazionale di Yellowstone, negli Stati Uniti.

I lupi hanno messo in moto, per così dire, una reazione a catena che ha rimodellato perfino l’assetto dei fiumi e delle acque. La riduzione del numero degli erbivori ha consentito ai pioppi di rispuntare lungo i ruscelli e conseguentemente ai castori di avere in abbondanza la materia prima per le loro tane e dighe.

I castori sono così aumentati di numero. Le dighe dei castori, a loro volta, hanno reso più regolare il regime delle acque e la ricarica delle falde freatiche. Hanno anche creato un habitat più accogliente per i pesci.

C’è un famoso video in proposito, però solo in inglese: tutt’al più, una versione con sottotitoli in italiano.

I lupi sono tornati a Yellowstone perché reimmessi dall’uomo, così come sono stati reimmessi gli orsi in Trentino. I lupi sono tornati anche in Trentino e in tante altre parti d’Italia: ma sono arrivati con le loro zampe, senza reimmissioni ad opera dell’uomo.

Cessata la caccia, i lupi sono aumentati di numero e hanno riconquistato i territori che un tempo erano loro. Fugatti, notoriamente, non lo sa. Ma questo, rispetto agli orsi, è un altro paio di maniche.

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