Coronavirus, gli ultimi dati sul legame fra l’epidemia e l’inquinamento

Coronavirus, lo studio britannico in controtendenza su Covid-19 e inquinamento

Mentre in Italia l’epidemia di Covid-19 sembra rialzare un poco la testa, dalla Gran Bretagna arriva un nuovo studio sul rapporto fra il coronavirus e l’inquinamento dell’aria. Dice in sostanza che il legame fra aria inquinata e coronavirus può esistere, ma è piuttosto debole.

Si tratta di un risultato molto diverso da quello di varie ricerche effettuate in Italia e in numerosi altri Paesi. Esse affermano concordi che  il coronavirus colpisce di più dove l’aria è più inquinata.

Lo studio effettuato in Gran Bretagna è stato pubblicato oggi. Lo ha curato l’Office for National Statistics, il servizio statistico nazionale. Riguarda i casi verificatisi in Galles e in Inghilterra.

I morti per coronavirus sono stati molto più numerosi nelle aree più inquinate: ma secondo i ricercatori non basta per stabilire un nesso causa-effetto. Hanno voluto confrontare i dati relativi a gruppi di individui omogenei per benessere, abitudini di vita, condizioni di salute eccetera, ma diversi per l’esposizione all’inquinamento.

A questo punto il legame fra inquinamento e morti per coronavirus si è mostrato ancora presente, ma più debole: l’esposizione a lungo termine al PM2,5 potrebbe aumentare del 7% il rischio di contrarre il coronavirus e di morire.

I ricercatori hanno notato che i tassi di mortalità più elevati si sono riscontrati fra le comunità delle minoranze etniche che di solito risiedono nelle aree più inquinate. Tuttavia, dicono, quando si controlla per etnia l’esposizione all’inquinamento atmosferico non ha un impatto statisticamente significativo sulle morti per Covid-19.

La loro conclusione: l’inquinamento atmosferico è solo uno dei tanti fattori che potrebbero determinare risultati sproporzionati per i gruppi etnici minoritari. E’ probabile che l’aumento del rischio di morte per coronavirus riscontrato quando non si controlla per etnia sia “una sovrastima del vero effetto”.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *