Rapporto Interpol. Plastica, traffico illegale di rifiuti. Il ruolo dell’Italia

Traffico illegale dei rifiuti, rapporto Interpol. Il ruolo dell'Italia

L’interpol ha pubblicato ieri un rapporto sul traffico illegale di rifiuti e sulla gestione dei rifiuti di plastica dal 2018. In quell’anno si sono fatti sentire gli effetti della decisione della la Cina, che ha smesso di importare rifiuti di plastica destinati al riciclo. Si è così verificato, dice il rapporto, un considerevole aumento del commercio illegale di rifiuti di plastica lungo rotte dirette verso il Sud Est asiatico. A corollario di questo, incendi di rifiuti e spedizioni di rifiuti accompagnati da documentazioni falsificate.

Si può anche “tradurre” il succo del rapporto dell’Interpol con parole più esplicite. L’Occidente e l’Unione Europea, che immettono in commercio grandi quantità di imballaggi e di oggetti di plastica, si sciacquano la coscienza ecologica prescrivendo un (parziale) riciclo. Prima hanno esternalizzato il risciacquo della coscienza affidandolo alla Cina. E poi, quando la Cina ha detto stop, la mafia internazionale dei rifiuti ha trovato più spazio di manovra.

Il rapporto dell’Interpol sul traffico illegale dei rifiuti e sulla gestione dei rifiuti di plastica raccoglie dati provenienti da 40 Paesi. Dedica attenzione all’Italia a proposito di due fenomeni: gli incendi dei depositi di rifiuti e la spedizione illegale di rifiuti in Romania.

Soprattutto nel 2018 e nel 2019, le cronache hanno registrato un numero impressionante di depositi di rifiuti andati a fuoco in Italia, ma anche in Malaysia, Olanda, Polonia Romania, Thailandia e Turchia. L’Interpol sospetta che siano incendi dolosi: eliminare col fuoco rifiuti (soprattutto di plastica) provenienti dal commercio illegale.

Sempre secondo il rapporto dell’Interpol, in Europa è aumentata l’incinerazione dei rifiuti, anche nei cementifici e anche in seguito a traffici illegali. In particolare, in Romania l’industria del cemento è tristemente nota per impiegare come combustibile i rifiuti importati illegalmente dall’Italia e provenienti da impianti che si sospetta siano gestiti dalla mafia.

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