Cosa succede esattamente quando le tartarughe mangiano plastica

Le tartarughe mangiano plastica con una frequenza particolarmente alta – i mari sono pieni di plastica- e basta il buonsenso per affermare che una dieta del genere non è salutare perché, se non altro, la plastica limita lo spazio disponibile per incamerare e digerire il cibo vero.

Finora non se ne sapeva molto di più. Nessuno era in grado di dire quali sono i danni ai quali vanno incontro le tartarughe e le altre creature del mare che hanno plastica nello stomaco. Il più delle volte le tartarughe mangiano plastica e continuano a vivere in apparente salute: stanno bene davvero? Ora c’è una risposta – la risposta è no –  ed è la prima volta che la scienza la fornisce.

Riguarda le tartarughe Caretta caretta la specie più frequente nei mari italiani. Per andare subito alle conclusioni, i ricercatori hanno stabilito che se la plastica costituisce il 3-25% del contenuto del tubo digerente, la tartaruga va incontro a una riduzione del cibo e dell’apporto di energia compresa fra il 2,5 e il 20%. Il suo successo riproduttivo è inferiore del 10-88% rispetto ad un individuo che invece non ha plastica nello stomaco.

Ovviamente, più diventano numerose le tartarughe che hanno plastica nello stomaco, più le nascite diminuiscono. La prospettiva a lungo termine non può che essere il declino della specie.

La ricerca che per la prima volta cerca di quantificare l’impatto dell’ingestione di plastica sulle tartarughe e sugli animali del mare è pubblicata su Ecology Letters ed è frutto di un lavoro guidato dal  Ruđer Bošković Institute di Zagabria, in Croazia. Soltanto l’abstract è di libero accesso. C’è tuttavia un comunicato stampa sul sito dell’istituto.

Gli studiosi hanno messo a punto un modello per quantificare l’impatto dell’ingestione della plastica su un singolo animale. Il modello è applicabile a circa 200 specie di altre creature marine. Non prende  in considerazione  gli effetti tossicologici della plastica e neppure gli effetti delle microplastiche. Si focalizza invece sul legame fra la presenza di plastica nel tubo digerente e il ridotto apporto energetico al quale l’animale va incontro.

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