Il divieto UE microplastiche si annacqua ancor prima di nascere

Il divieto UE microplastiche si annacqua ancor prima di nascere

Il divieto UE microplastiche si incammina sulla strada che lo porta a diventare inoffensivo per l’industria e praticamente inutile dal punto di vista ambientale. La legislazione dell’Unione Europea che vieta di aggiungere intenzionalmente microplastiche ai prodotti è ancora in gestazione. Ora modifiche sostanziali sono intervenute in uno stadio precoce dell’iter. Tutto è ancora possibile, ma un ulteriore cambiamento di rotta ormai pedala in salita.

Le microplastiche sono piccole e piccolissime particelle di plastica dovute alla frammentazione degli oggetti di plastica o aggiunte intenzionalmente a dentifrici, detergenti, cosmetici e simili per migliorarne l’azione. Hanno dimensioni inferiori al millimetro. Spesso si misurano su scala nanometrica, cioè in millesimi di millimetro.

Una volta disperse nell’ambiente, è impossibile raccoglierle. Pioggia, fognature e corsi d’acqua trasportano le microplastiche nei mari di tutto il mondo al ritmo di 1,5 milioni di tonnellate all’anno.

Date le dimensioni, le microplastiche penetrano facilmente negli organismi viventi. Si trovano all’interno di pesci e molluschi, nelle piante alimentari e nel corpo umano. Non sappiamo se fanno male, e quanto. Certo non le ingeriremmo mai volontariamente. Verosimilmente non fanno per niente bene.

Le principali fonti di microplastiche sono l’abrasione degli pneumatici  e il lavaggio di capi in fibre sintetiche. La sorgente di microplastiche più facile da eliminare tuttavia è l’aggiunta intenzionale ai prodotti. Secondo l’ECHA, l’agenzia europea per la chimica, il divieto UE eviterebbe la dispersione nell’ambiente di una quantità di microplastiche compresa fra  10.000 e 60.000 tonnellate all’anno.

L’analisi della piega presa dagli eventi relativi al divieto UE microplastiche si deve oggi alla  coalizione di associazioni ambientaliste European Environmental Bureau. Praticamente, nella nascente legislazione è cambiato un numero. Un solo numero, ma sostanziale.

Cosa sta cambiando nel nascente divieto UE microplastiche

L’ECHA, come scrive l’European Environmental Bureau, ha sostanzialmente accolto le richieste formulate dalle industrie e ha modificato le dimensioni delle particelle di plastica di cui suggerisce di vietare l’immissione deliberata nei prodotti. Con questa modifica, le particelle più piccole non sarebbero più vietate.

La proposta iniziale dell’ECHA prevedeva il divieto di aggiungere ai prodotti particelle di plastica con dimensioni comprese fra i 5 millimetri e 1 nanometro, o un micron, come si usava dire fino a qualche tempo fa: 0,000001 millimetri. Nel caso di fibre, il divieto di aggiunta scattava con dimensioni comprese fra 5 millimetri e 3 nanometri.

Ora invece l’ECHA propone di vietare solo particelle di dimensioni comprese fra i 5 millimetri e i 100 nanometri (300 nanometri nel caso delle fibre). Se questa proposta fosse adottata, rimarrebbe lecito inserire nei prodotti le nanoplastiche, cioè le microplastiche di dimensioni più piccole e che più facilmente penetrano negli organismi viventi.

Sempre nelle modifiche ora apportate alla sua proposta iniziale, l’ECHA adesso suggerisce inoltre di posticipare alcuni divieti fino al 2028 o al 2030. Scatterebbe subito solo il divieto di aggiungere microperle ai cosmetici: peraltro molti produttori si erano già impegnati ad eliminarle volontariamente.

Ora la proposta dell’ECHA viene inviata alla Commissione europea, che a sua volta formulerà una proposta di legislazione. Verrà votata dai rappresentanti dei governi degli Stati membri. Prima dell’entrata in vigore, il Parlamento europeo e il Consiglio UE avranno la possibilità, se lo riterranno opportuno, di presentare obiezioni.

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